Febbraio 2001
La
fotografia digitale: le cose da sapere
Se
da un lato la macchina fotografica digitale è più pratica di una
"reflex" tradizionale, al tempo stesso ci mette in difficoltà con
tutta una serie di numeri e nuove unità di misura. Queste cifre esprimono la
risoluzione della fotocamera, ovvero l'accuratezza con cui l'apparecchio e' in
grado di delineare i dettagli. Proviamo allora a capire cosa bisogna sapere per
una consapevole valutazione di questi dati.
Risoluzione:
Il dispositivo di ripresa di una fotocamera digitale e' composto da sensori che
catturano il colore e le informazioni sulla luce, convertendoli poi
elettricamente nel dato numerico che caratterizza ogni singolo pixel
(dall'inglese "picture elements"). Se una fotocamera e' in grado di
fotografare un immagine composta da 640 pixel orizzontali e 480 pixel verticali,
si dice che ha una risoluzione di 640 per 480, quindi 307200 pixels. Potendo
raggruppare più pixel nella medesima area, si producono immagini con una
risoluzione più elevata, ovvero con una maggiore qualità nei dettagli.
Oltre
alla risoluzione ottica, presa in considerazione fino a questo momento, tra le
caratteristiche tecniche descrittive di un particolare apparecchio, troviamo
spesso la così detta risoluzione interpolata. L'interpolazione permette di
incrementare la risoluzione andando ad aggiungere pixel di cui si stima il
colore e la luminosità. Questo procedimento compromette comunque in qualche
misura la resa qualitativa. L'interpolazione e' anche realizzabile attraverso
l'uso dei più comuni programmi di fotoritocco, percui nella maggior parte dei
casi non e' consigliabile ricorrervi in fase di ripresa.
Risoluzione
di stampa e risoluzione video:
Abbiamo detto che la risoluzione delle immagini digitali (cosi' come quella dei
monitor) e' espressa in pixel per pollice (pixel-per-inch - ppi). La risoluzione
degli apparati di stampa e' invece espressa in punti per pollice (dot-per-pixel
- dpi), ovvero in numero di punti di inchiostro che la stampante e' in grado di
scrivere per ogni pollice di supporto. Capita spesso che le due unità di misura
siano considerate equivalenti, il che genera indubbi errori di valutazione.
Per
quanto riguarda invece la stampa dell'immagine, il ragionamento da seguire è
leggermente diverso. In fase di stampa bisogna innanzi tutto decidere quale
risultato stiamo cercando di perseguire: possiamo decidere di ottimizzare la
resa qualitativa dell'immagine, oppure possiamo imporre che venga rispettata una
determinata dimensione e accettare quella che sarà la qualità risultante. I
due parametri sono inevitabilmente legati tra loro, in quanto maggiore e' il
numero di punti di inchiostro che dedichiamo ad ogni pixel (aumentando di
conseguenza le dimensioni), e peggiore e' la qualità del risultato finale.
Procedendo in questa maniera infatti si rende progressivamente più evidente il
fatto che l'immagine e' composta da una serie di quadratini di inchiostro
colorato. La qualità della stampa può essere considerata ottima nel caso in
cui ad ogni pixel venga fatto corrispondere un punto di inchiostro.
Messa
a fuoco e Zoom: Soltanto le
fotocamere digitali di fascia alta sono dotate di obbiettivi con messa a fuoco
variabile. Tuttavia, essendo la lunghezza focale delle fotocamere compatte molto
ridotta, la profondità di campo e' sempre tale da garantire una messa a fuoco
perfetta a partire da una certa distanza minima fino ad arrivare ad infinito.
Nelle fotografie in cui il soggetto e' particolarmente prossimo all'obbiettivo,
e' sufficiente assicurarsi delle normali condizioni di illuminazione per
ottenere dei buoni risultati. Per quanto riguarda invece lo zoom, e' necessario
ancora distinguere tra zoom ottico e zoom digitale. Lo zoom ottico, e' in tutto
simile allo zoom delle macchine fotografiche classiche. Lo zoom digitale e'
invece ottenuto grazie ad un procedimento matematico attraverso il quale si
isola la zona dei sensori fotosensibili coinvolti nella ripresa del particolare
dell'immagine di proprio interesse, e si riporta la risoluzione dell'immagine al
valore massimo mediante l'interpolazione. Di conseguenza la qualità finale
dell'immagine ne risente in maniera proporzionale all'ingrandimento eseguito. Lo
zoom ottico e' quindi senza dubbio il migliore, mentre lo zoom digitale e' una
buona risorsa a cui ricorrere soltanto se si sta fotografando per pubblicare su
Web o comunque su monitor.
Sul
prossimo numero ci soffermeremo su memorizzazione delle immagini, il loro
formato e il consumo energetico.
silvano@bergese.net